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Su Calvino e sull’Esattezza – parte II

Eccoci giunti, mangiucchiando le briciole lasciate dalle riflessioni dello scorso articolo, alla seconda parte del dialogo sull’esattezza con Francesco Mencacci e la .

Dove eravamo rimasti? Calvino ci aveva parlato della necessità di esattezza e di precisione nel linguaggio. Di quanto questo concetto sia fondamentale anche per definire e descrivere il suo opposto, l’idea di indeterminatezza.

Ogni lettura di questa lezione calviniana mi fa sorridere, perché ho la sensazione che i pensieri che mi frullano in testa a ogni volta che mi imbatto in una storpiatura, ogni volta che un “piuttosto che” viene utilizzato in senso disgiuntivo, ogni volta che si “prende una scelta” o si “fa una decisione”, abbiano trovato espressione. Che siano stati esplicati in un modo in cui io non sarei mai stata in grado di esporli e che trovino il favore di chi ha voce in capitolo ben più di me. Mi sento legittimata a essere una cosiddetta Grammar Nazi, insomma.

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Su Calvino e sull’Esattezza – parte I

Non è certamente un sogno e non sarà notte, ma ormai siamo giunti alla mezza estate. Il primo settembre è vicino e anche per chi non ha ancora ricevuto la lettera di Hogwarts (come ogni anno continuo a dirmi che c’è tempo), anche per chi ormai ricorda l’ultima volta che si è alzato da un banco come una sbiadita sequenza in bianco e nero, questo mese porta con sé uno strano presentimento di inizio. Si trascina dietro l’eco di una campanella fastidiosa.

Settembre, insomma, porta con sé l’idea di scuola. E cosa è opportuno fare per prepararsi al rientro nelle aule? I compiti per le vacanze! Un bel ripasso. Ecco dunque che il “gemellaggio” estivo con la Scuola Carver si tinge d’inchiostro e si imprime su quaderni a righe, pronto a regalarci utili spunti per arricchire il nostro bagaglio letterario.

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La persistenza della memoria - Salvador Dalì

Nel tempo in cui non c’è mai tempo

Mi frulla in testa quest’immagine di mia nonna che annaffia i fiori sotto il porticato. È una giornata qualsiasi di primavera, una di quelle in cui persino l’idea di osservare con curiosità scientifica le attività quotidiane del mio gatto sembra una prospettiva più allettante di chiudermi in casa a studiare.

Ogni gesto viene compiuto con estrema lentezza, una doccia alla piantina, l’eliminazione delle foglie secche, ma no aspetta, me ne sono dimenticata una, torno, ricontrollo, verifico se il risultato mi aggrada. Nell’osservare questa minuziosa operazione di giardinaggio non posso fare a meno di pensare a quante persone ora come ora dedicherebbero mezz’ora del proprio tempo a questa attività. A quante persone perderebbero mezz’ora compiendo un’azione così poco produttiva come annaffiare le piante.

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Intervista a Caterina Corucci – pt.1

Sarà anche vero che il miglior modo per assicurarsi la fedeltà di un lettore sia accrescere l’attesa, creare la suspance… ma forse stavolta ho esagerato. Ho tenuto il blog a digiuno di argomenti letterari e di buone letture. Lo ammetto, mi sono fatta influenzare dall’improvviso ritorno dell’ansia da prova costume (che si sa, si sveglia dal letargo a maggio) e l’ho messo a stecchetto… Ma poi mi sono ripresa, tanto di questo passo al mare ci andiamo quest’inverno migrando all’emisfero sud.

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salto al tramonto

365 giorni e 6 ore

Non so spiegare perché, ma questo periodo dell’anno per me si tinge sempre di malinconia. Sarà che il sole rende più evidente il contrasto tra la rinascita primaverile e la nebbiolina grigiastra che ogni tanto mi pervade. Sarà che per l’avvicinarsi del mio compleanno sento il peso di un altro anno sulle spalle. Sarà che c’è da fare il 730.

Ma per me aprile-maggio significa bilancio. Significa tirare le somme e capire se sono cresciuta almeno un pochino. O, spero, almeno un altro pochino. Il mio momento degli elenchi per eccellenza è durante il tragitto in macchina o sotto la doccia: mete di futuri viaggi, piatti che mi andrebbe di mangiare (e solo raramente di cucinare), libri che vorrei leggere (e no, non sto citando Tiziano Ferro).

E questa volta la domanda che è risuonata nelle mie orecchie, che è rimbombata nella mia testa e mi ha attraversata fino ai piedi è “Posso dire di aver imparato qualcosa nell’ultimo anno?”

Beh, ho imparato che se ti apri al mondo è difficile immaginare dove potresti essere tra 365 giorni e 6 ore. Il cambiamento potrebbe avvenire in modo uniforme e diluirsi lungo il corso dell’anno… oppure concentrarsi tutto in quelle 6 ore.

Ho imparato che l’immagine che abbiamo di noi stessi è molto distante da quello che siamo in realtà. Che quando pensi di avere tutte le risposte in tasca, ti scontri con situazioni più grandi di te e avanzi a tentoni, sperando di fare meno danni possibile. Figuriamoci quando non pensi di avercele, le risposte. Ho imparato che si può mentire a sé stessi sapendo di mentire… e ingannarsi ugualmente. Che si può fare la cosa sbagliata cercando di agire per il meglio.

Ho imparato a convivere col senso di colpa. E che perdonarsi è un dovere verso sé stessi. L’indulgenza verso i propri errori è il balsamo che permette di andare avanti senza distruggere i pochi pezzi che ci tengono ancora insieme.

Ho imparato che a volte bisogna spegnere i pensieri, questo rogo fumante che alimenta la paura, e farsi solo guidare dalle gambe. Ho imparato, e questo forse me lo hanno insegnato, a seguire il flusso degli eventi. Ho imparato a guardarmi anche attraverso gli occhi degli altri e attraverso un paio di occhi verdi. A volermi un po’ più bene, anche i giorni in cui mi sembra difficile.

Ho imparato che leggerezza non vuol dire superficialità, ma saper affrontare le cose senza venirne schiacciata.

Ho imparato ad affrontarle, le cose? Questo non lo so.

Però ho imparato che buttarsi nel vuoto se hai qualcuno che ti tiene la mano, fa meno paura.

dizionario di italiano

Ei fu – Necrologio dell’Italiano

È riuscito a vivere per ben cinquecento anni. Ma l’età è un pesante fardello per tutti e, così, anche Italiano ci ha lasciati. Ne hanno dato il triste annuncio la moglie Grammatica e le figlie Calligrafia e Ortografia. Le gemelle, ben riconoscibili per l’atteggiamento così differente (l’una tutta fronzoli e merletti, l’altra impettita e rigida), hanno affermato che da tempo il padre manifestava fisicamente la sofferenza psicologica provocatagli dai maltrattamenti che coloro che più di tutti avrebbero dovuto apprezzarlo gli impartivano quotidianamente. Continue umiliazioni, continue violenze. Storpiature, aggiustamenti posticci. Tutti colpi che Italiano ha accusato, ma sopportato sempre con grande dignità. Fino a quando, non ce l’ha più fatta.

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“Sillabario delle cose fuori posto” – Caterina Corucci

Cover Sillabario delle cose fuori posto - Caterina Corucci

Sillabario delle cose fuori posto – Caterina Corucci, Valigie Rosse, I edizione 2018

Io? Sono un tipo disordinato. Mi sento a mio agio nel caos di una stanza di cui non si scorge più il pavimento. Mi sono quindi approcciata alla lettura di questo libriccino (di sole 88 pagine) con una strana sensazione di confidenza, certa di entrare in contatto con qualcosa di conosciuto.

In un certo senso è stato così. Ma non per il motivo che credevo. Le cose fuori posto di cui parla Caterina Corucci nel suo Sillabario, tra i 5 finalisti al Premio Letterario Città di Siena, non sono paragonabili a un paio di scarpe abbandonate in mezzo al soggiorno. Continua a leggere

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Marco Vichi: lezioni di scrittura creativa pt.2

Lo so: arrivati alla fine della lettura della prima parte della “lezione” con Marco Vichi vi siete sentiti orfani di una degna conclusione. E io, responsabile per non avervela fornita. Quindi eccoci per l’ultima parte di questa conversazione con l’autore… perché mi si può dire tutto ma non che mi dimentichi i miei rendez-vous del venerdì con la Scuola Carver.

Quindi proseguiamo, e per riprendere un vecchio motto: tre… due… uno… Carver! Continua a leggere

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Marco Vichi: lezioni di scrittura creativa pt.1

Siamo tornati al salotto mensile venividilegiano con la Scuola Carver. E Scuola Carver significa incontro ravvicinato con la letteratura. In questo caso, parliamo più di un incontro ravvicinato con chi la fa, la letteratura. Non si tratta di un’eco lontana, come nel caso del Carver delle scorse volte, ma della voce forte e chiara di Marco Vichi. Lo scrittore fiorentino, noto al grande pubblico per la serie di romanzi Le indagini del commissario Bordelli, ha raggiunto la sede della Scuola per presentare Se mai un giorno, la sua ultima raccolta di racconti edita da Guanda nel 2018.

Quella che doveva essere una presentazione si è trasformata in una vera e propria lezione di scrittura e, come sempre quando si parla di questo tema, di lettura. Ho raccolto le perle di saggezza narrativa dell’autore per argomento e ve le voglio riproporre. E da dove iniziare se non dal principio? Continua a leggere