simboli maschio e femmina

#LikeaGirl

«Sarebbe un grandissimo peccato se le donne scrivessero allo stesso modo degli uomini, o vivessero come gli uomini, o assumessero l’aspetto degli uomini, perché se due sessi sono insufficienti, considerate la vastità e la varietà del mondo, come potremmo cavarcela con uno solo? Non dovrebbe forse l’educazione far emergere e rafforzare le differenze invece delle somiglianze? Perché di somiglianze ne abbiamo già troppe e se un esploratore dovesse tornare con la notizia che esistono altri sessi che occhieggiano attraverso i rami di altri alberi sotto altri cieli, niente sarebbe più utile all’umanità;»

Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf

8 marzo, Festa della Donna. Ma cosa vuol dire poi, festeggiare la donna? Non saprei dare una risposta precisa e soprattutto obiettiva a questa domanda, in quanto rappresentante del genere. So però cosa non significa per me. Sicuramente non significa celebrare quel femminismo ottuso ed estremo che sta prendendo il sopravvento ultimamente. È vero, la figura femminile degli ultimi cinquant’anni è inscindibile dall’idea di lotta. Abbiamo lottato, da sempre. Per far sentire la nostra voce. Per essere guardate. Per sentirci meritevoli di essere ascoltate.

Siamo così abituate a lottare per livellare le differenze, però, che abbiamo perso di vista la bellezza delle singolarità.

Recentemente mi è capitato di vedere un video promozionale di Always, intitolato #LikeaGirl (lo so, arrivo sempre tardi… infatti è un po’ datato). Nel video, donne adulte, ragazze e adolescenti alla richiesta di fare qualcosa “come una ragazza”, si trasformano in macchiette, scimmiottando se stesse nella corsa, nella lotta e nel lancio di un pallone. Vediamo rappresentati i classici stereotipi femminili di frivolezza, di vulnerabilità e di superficialità, perpetrati proprio da chi del genere femminile fa parte. Continua a leggere

spesa

Mai parlare del Reparto Detersivi

Come ogni settimana, arriva il momento in cui il frigorifero implora pietà e mi costringe ad andare al supermercato. È proprio il caso di dire che mi sento moralmente ricattata dai ripiani in vetro che mi fissano languidi, supplicandomi.

Ogni settimana quindi, come stavo dicendo, mi reco a fare la spesa. Per chi come me è figlio della vendita all’ingrosso, già la scelta del tipo di supermercato è importante indice di identità sociale: la sfida finale si gioca per lo più tra Coop ed Esselunga. Per quanto di nobili intenti, i supermercati minori sono destinati a passare in secondo piano se tra le scelte ci sono questi due. Io? Io faccio parte del team Esselunga. Continua a leggere

bagagli

Partire è un po’ morire

Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama
poiché lasciamo un po’ di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante.

È un dolore sottile e definitivo
come l’ultimo verso di un poema…
Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama.

Si parte come per gioco
prima del viaggio estremo
e in ogni addio seminiamo
un po’ della nostra anima.

Edmond Haraucourt

È sempre difficile, partire. È sempre difficile lasciare un luogo: partenza è una parola che non associo tanto al muoversi verso una meta, quanto all’allontanarsi da un posto in cui già ci troviamo. L’essere umano tende alla stabilità, e che sia un mese o un anno trascorso nello stesso luogo, abbandonare quella routine sempre unica che si è instaurata è come strapparsi il cuore.

Quando poi in un posto si è passata una vita, la partenza suona quasi come un addio stanco tra due persone che hanno condiviso tanto ma che in fondo non hanno più niente da dirsi. La chiusura di una relazione che arranca trascinando come zavorre i pesi dei bei momenti e delle belle parole. È un dolore diverso. È il dolore della consapevolezza e della crescita. Della responsabilità che deriva dalle scelte. La paura del distacco da quello che si è stati e quella derivante dal non sapere ciò che si è destinati a diventare. Continua a leggere

Venerdì lamento II

Eccoci giunti al secondo episodio del Venerdì Lamento, Whining Friday. Tu che leggi, sappi che questa è una giornata universale, aperta a qualsiasi tipo di lamentela. Tutti possono portare il loro contributo lasciando un commento.

Questa settimana potrei lamentarmi della pioggia incessante che si è abbattuta sui miei lidi per almeno dieci giorni consecutivi, o delle macchinette automatiche della stazione che non funzionano mai, o di chi non possiede un cavatappi da vino. Ma non lo farò. Perché sarebbe banale (insomma, chi è che non possiede un cavatappi da vino?). Continua a leggere

catena

La Pressione non è solo una grandezza fisica.

Il momento della giornata che preferisco è quello passato in cucina, la mattina, ad aspettare che esca il caffè. “Ma come  – qualcuno potrebbe obiettare  – la vita prima del caffè mattutino è un buco nero in cui si condensano disperazione e miseria umana”. Da un lato non posso che essere d’accordo: il mondo prima del caffè appare un posto grigio e nebbioso. Dall’altro, invece, in quei minuti passati seduta immobile a fissare il vuoto mi si affacciano alla mente i pensieri esistenziali più astrusi. Quelli che poi mi servono per scrivere, in sostanza. Continua a leggere

Venerdì Lamento

Venerdì Lamento

Questa settimana per me è stata dura trovare un articolo da scrivere. Non avevo niente da dire.

Ma poi la mia vocina amica (sempre la solita, quella che mi accompagna quando leggo mentalmente) mi ha chiesto:

«Possibile che tu non abbia niente da dire? Niente di cui lamentarti?»

«Vocina, so che è strano da credere, ma ho la testa completamente vuota. Nada. Nisba. Tabula rasa.»

«Non ti riconosco. Mi domando di chi sia la mente che sto albergando. È dal 1995 che non succede: veramente non hai niente da rivendicare?»

«Sono troppo occupata per lamentarmi. Lamentarsi richiede energie.» Continua a leggere

Calze della Befana

Io sto per la Befana

Da piccola ho sempre preferito la Befana al Natale.

Intendiamoci, sono una delle poche della mia generazione che ha cessato di credere a Babbo Natale (perché, non esiste?) praticamente in prima media.

Ho sempre adorato le installazioni luminose disseminate per la città, l’albero addobbato verso il quale i miei gatti alternano momenti di amore puro, in cui si arrampicano sui rami finti come piccole pantere, a momenti di profonda diffidenza, che finiscono con agguati a senso unico nei confronti dell’immobile vegetale e con fughe improvvise. Continua a leggere

tombola

Facciamo due euro a cartella

Sono le 18:00. Il convivio natalizio è appena giunto al termine.

Solitamente è a questo punto della giornata che i fichi secchi ripieni di noci (che si sa, fichi e noci sono come Albano e Romina: insieme un ever green, separatamente perdono di senso), il panettone artigianale e altri dolciumi tipici con un quantitativo di calorie che farebbe invidia al fabbisogno dei protagonisti di Extreme Make Over, vengono affiancati dall’imperitura tradizione della tombola.

Chiunque abbia preso parte a questo must post prandiale, sa che ci sono delle pietre miliari che caratterizzano la tombola natalizia di una qualsiasi famiglia che si rispetti.
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macchina da scrivere

Siamo l’esercito del SEO

Pillola rossa o pillola blu?

AVVERTENZE E CONTROINDICAZIONI: questo articolo contiene frasi con più di venticinque parole. Chiunque fosse allergico a una sintassi articolata o per problemi cardiaci e respiratori non avesse a disposizione fiato sufficiente a ultimare la lettura, può fermarsi qua. Per i temerari che decideranno di proseguire, si consiglia di prestare particolare attenzione ai seguenti sintomi: occhio ballerino che salta da una riga all’altra; sudorazione eccessiva all’incontro della seconda o della terza virgola; panico e conseguente sollievo una volta giunti al punto fermo; tachicardia; mal di testa. Se uno o più dei suddetti sintomi si presentassero o si intensificassero nel corso della lettura, si consiglia di contattare il medico. Si rischiano un incremento della soglia di concentrazione e la preservazione della materia grigia.
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