salto al tramonto

365 giorni e 6 ore

Non so spiegare perché, ma questo periodo dell’anno per me si tinge sempre di malinconia. Sarà che il sole rende più evidente il contrasto tra la rinascita primaverile e la nebbiolina grigiastra che ogni tanto mi pervade. Sarà che per l’avvicinarsi del mio compleanno sento il peso di un altro anno sulle spalle. Sarà che c’è da fare il 730.

Ma per me aprile-maggio significa bilancio. Significa tirare le somme e capire se sono cresciuta almeno un pochino. O, spero, almeno un altro pochino. Il mio momento degli elenchi per eccellenza è durante il tragitto in macchina o sotto la doccia: mete di futuri viaggi, piatti che mi andrebbe di mangiare (e solo raramente di cucinare), libri che vorrei leggere (e no, non sto citando Tiziano Ferro).

E questa volta la domanda che è risuonata nelle mie orecchie, che è rimbombata nella mia testa e mi ha attraversata fino ai piedi è “Posso dire di aver imparato qualcosa nell’ultimo anno?”

Beh, ho imparato che se ti apri al mondo è difficile immaginare dove potresti essere tra 365 giorni e 6 ore. Il cambiamento potrebbe avvenire in modo uniforme e diluirsi lungo il corso dell’anno… oppure concentrarsi tutto in quelle 6 ore.

Ho imparato che l’immagine che abbiamo di noi stessi è molto distante da quello che siamo in realtà. Che quando pensi di avere tutte le risposte in tasca, ti scontri con situazioni più grandi di te e avanzi a tentoni, sperando di fare meno danni possibile. Figuriamoci quando non pensi di avercele, le risposte. Ho imparato che si può mentire a sé stessi sapendo di mentire… e ingannarsi ugualmente. Che si può fare la cosa sbagliata cercando di agire per il meglio.

Ho imparato a convivere col senso di colpa. E che perdonarsi è un dovere verso sé stessi. L’indulgenza verso i propri errori è il balsamo che permette di andare avanti senza distruggere i pochi pezzi che ci tengono ancora insieme.

Ho imparato che a volte bisogna spegnere i pensieri, questo rogo fumante che alimenta la paura, e farsi solo guidare dalle gambe. Ho imparato, e questo forse me lo hanno insegnato, a seguire il flusso degli eventi. Ho imparato a guardarmi anche attraverso gli occhi degli altri e attraverso un paio di occhi verdi. A volermi un po’ più bene, anche i giorni in cui mi sembra difficile.

Ho imparato che leggerezza non vuol dire superficialità, ma saper affrontare le cose senza venirne schiacciata.

Ho imparato ad affrontarle, le cose? Questo non lo so.

Però ho imparato che buttarsi nel vuoto se hai qualcuno che ti tiene la mano, fa meno paura.

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