Il mio nome è Nessuno

La soluzione sarebbe l’ibernazione. -196 °C e via, ci vediamo (per modo di dire) tra duecentocinquant’anni. Anzi, meglio cinquecento. Innanzi tutto non sottovalutiamo gli effetti benefici di un sonno bello lungo e ben refrigerato. Tiene fresca la mente e offre notevoli momenti di introspezione. Potrei finalmente riuscire a sbrogliare il gomitolo che ho al posto del cervello.

A volte mi piacerebbe immaginare l’interno della mia testa come una bella perla liscia e lucente che, in quanto tale, sia capace di produrre pensieri illuminanti, rivoluzionari. Oppure come una superficie piana dove le riflessioni si dispiegano ordinatamente come dati scritti su una lavagna. Purtroppo però, a me è capitato per cervello uno scarabocchio simile a quelli che si fanno quando si deve provare una penna. Un nugolo di alghe fritte cinesi. Un gomitolo appunto, di cui è impossibile distinguere inizio e fine.

Che ci posso fare, penso che come tutto ciò che viene fornito in dotazione, non sia lecito lamentarsene. Quello che si può fare è cercare di conviverci o trovare una soluzione. E la soluzione potrebbe senza dubbio essere l’ibernazione. Mezzo millennio per riflettere su questioni esistenziali mi sembra sufficiente. Persino il mio scarabocchio potrebbe autocorreggersi e arrivare a formare una frase, una parola di senso compiuto. Il pendolo che oscilla tra pensieri opposti e che mi fa costantemente agire tra bianco e nero, senza mezze misure, potrebbe finalmente arrestare la sua corsa e trovare una sana e poco originale posizione di equilibrio stabile.

Secondo aspetto, non meno importante, un nuovo inizio in un futuro iperevoluto (o totalmente regredito) in cui non sono nessuno e gli altri non sono nessuno per me. Mettendo da parte il panico che potrebbe derivare dal trovarsi completamente sola in un mondo in cui la gente è magari passata dai risvoltini alla caviglia (che stanno pericolosamente e progressivamente alzandosi di quota) direttamente a non indossare i pantaloni, essere il “signor Nessuno” costituirebbe un’attrattiva notevole. Con un Nessuno ben piazzato, Odisseo si salva da Polifemo, e ditemi se è poco.

Nessuno non deve rendere conto delle proprie azioni, Nessuno non può essere ferito né può ferire a sua volta. Nessuno è libero.

Non giudica, non viene giudicato. Agisce d’istinto, senza paura di sbagliare perché può danneggiare solo se stesso. E danneggiare se stessi è sempre più semplice. Nessuno è solo.

È forse questa la soluzione? La solitudine? La solitudine permetterebbe al gomitolo di sbrogliarsi e ai problemi di risolversi? Non ne sono del tutto convinta. I problemi ci seguono. Sono legati al modo in cui concepiamo la realtà che ci circonda, al modo in cui interpretiamo gli eventi e gli atteggiamenti altrui. Non importa dove tu sia, non importa quanto tu lotti per cambiare le condizioni al contorno. I problemi sono dentro di te, rimangono lì, legati con un doppio nodo al tuo modo di essere.

È quello, che agisce come un filtro verso il mondo esterno. Come una lente ingrandisce a dismisura o riduce tutto ciò che viviamo. Come un vetro smerigliato frammenta la luce e ne spinge i raggi verso punti diversi del nostro corpo: la testa, il cuore, la bocca dello stomaco. Come una coltre di fumo impedisce di mettere a fuoco le cose. Ne distorce i contorni.

Anche in cima a una montagna desolata, anche sospesi nel vuoto dell’universo, anche da Nessuno in un mondo di perfetti sconosciuti saremmo rincorsi dai nostri pensieri. E scappare non servirebbe, perché prima o poi ci raggiungerebbero. Ci afferrerebbero per i capelli con un sorriso di muta compassione e ci riporterebbero alla realtà.

Una realtà fatta di un presente difficile da affrontare o di un futuro post-ibernazione. Non importa quale sia, Nessuno non può che salvarsi da solo.

E.

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