treno a vapore

Lettera aperta a Trenitalia

Cara Trenitalia,

ho deciso di scriverti presa da una fitta di nostalgia. Sono ormai lontani gli anni universitari, scanditi dal rapporto di amore-odio che ci ha sempre caratterizzate. Come nelle migliori storie d’amore abbiamo vissuto alti e bassi (diciamo più che altro bassi)… ma alla fine, guidata dall’irrefrenabile impulso autolesionistico e autodistruttivo che mi contraddistingue, sono sempre tornata da te.

I sedili scomodi, l’aria condizionata a dicembre e il riscaldamento a luglio, i curiosi criteri di progettazione dei portabagagli, troppo alti e inclinati per consentire l’effettivo posizionamento della valigia, esercitano su di me un fascino a cui non riesco a resistere. Il suono dell’incomprensibile voce metallica che annuncia ritardi e soppressioni in un idioma simil-italico che potrebbe costituire un gruppo linguistico autonomo, mi attraversa l’anima e mi fa venire la pelle d’oca.

Questi sono solo alcuni dei tuoi pregi, poetici attributi di una personalità senza eguali. Quello che però non potrò mai dimenticare (e per cui non ti ringrazierò mai abbastanza) è il ruolo fondamentale che hai ricoperto nella mia formazione personale. Solo ora mi rendo conto dell’intento educativo nascosto dietro i tuoi disservizi inenarrabili. Solo ora vedo il compito che svolgi per la comunità, temprando il carattere degli avventori occasionali e di quelli affezionati.

Grazie, perché mi hai insegnato ad avere sempre una speranza per il futuro: “Dai, dai, solo cinque minuti di ritardo, forse ce la faccio ad arrivare puntuale a lezione!”; perché mi hai insegnato ad apprezzare il valore di quello che ho: “Trenta minuti di ritardo? Beh poteva andare peggio, guarda quel treno per Firenze che hanno appena soppresso!”.

Mi hai resa una persona più forte costringendomi a ore di attesa solitaria, nelle più disparate e disagiate condizioni ambientali: dal caldo torrido estivo alla neve invernale… Mi hai insegnato l’arte di arrangiarmi, un panino da Mc Donald oggi, un pernottamento a Pisa domani.

Hai sempre avuto un occhio di riguardo per la mia forma fisica, preoccupandoti di farmi fare movimento quando per non perdere una coincidenza sono dovuta correre da una parte all’altra delle tue così moderne e attrezzate stazioni, magari con una valigia al seguito.

Grazie a te ho imparato a non dare eccessivo valore al denaro, quando l’efficienza del personale alle biglietterie e il perfetto funzionamento delle macchinette automatiche mi hanno costretta a fare il biglietto a bordo treno pagando un, del tutto giustificato, sovrapprezzo.

Ora sono cresciuta, potrei (quasi) definirmi adulta se non fosse per qualche notevole disagio che mi tiene ben lontana dall’equilibrio psico-fisico che questa età dovrebbe portare. Ormai sono sana e resiliente come tu hai sempre desiderato. Brava. Ci sei riuscita. Puoi finalmente lasciarmi libera.

Perché cara, carissima Trenitalia, dopo un cambio binario dell’ultimo secondo, un tabellone non aggiornato che riporta la destinazione errata del treno e la totale ignoranza dei passeggeri sulla reale meta del mezzo monovagone che ci hai messo gentilmente a disposizione (in una delle poche occasioni nella mia vita in cui mi è ben chiara la direzione in cui dovrei andare), direi che può bastare. Direi che hai fatto abbastanza.

Con affetto e gratitudine, tua per sempre

Elisa

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