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Partire è un po’ morire

Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama
poiché lasciamo un po’ di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante.

È un dolore sottile e definitivo
come l’ultimo verso di un poema…
Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama.

Si parte come per gioco
prima del viaggio estremo
e in ogni addio seminiamo
un po’ della nostra anima.

Edmond Haraucourt

È sempre difficile, partire. È sempre difficile lasciare un luogo: partenza è una parola che non associo tanto al muoversi verso una meta, quanto all’allontanarsi da un posto in cui già ci troviamo. L’essere umano tende alla stabilità, e che sia un mese o un anno trascorso nello stesso luogo, abbandonare quella routine sempre unica che si è instaurata è come strapparsi il cuore.

Quando poi in un posto si è passata una vita, la partenza suona quasi come un addio stanco tra due persone che hanno condiviso tanto ma che in fondo non hanno più niente da dirsi. La chiusura di una relazione che arranca trascinando come zavorre i pesi dei bei momenti e delle belle parole. È un dolore diverso. È il dolore della consapevolezza e della crescita. Della responsabilità che deriva dalle scelte. La paura del distacco da quello che si è stati e quella derivante dal non sapere ciò che si è destinati a diventare.
Partire è un po’ morire, come dice Haraucourt. Significa lasciare un’impronta della propria anima da qualche parte, lì fuori. Un po’ come succede scrivendo. Pezzettini di sé che si sparpagliano in un luogo o sopra un foglio… violati da nuovi passi, da nuovi sguardi e da nuovi lettori.

E così, per me, partire è in realtà un modo per vivere più a lungo. Come se spargere frammenti di sé lungo la strada destasse i ricordi di coloro che la percorreranno dopo di noi. Come se, portando da un luogo all’altro un po’ della polvere che ci rimane sotto le suole, contribuissimo a rendere il mondo un po’ più grande.

Mi piace anche pensare all’idea di partire come di “iniziare”. La partenza nasconde in sé il rinnovamento. Andandosene si ha la possibilità di reinventarsi e di abbracciare una nuova esistenza. Il potere di ricominciare. Infinite sono le mete da raggiungere così come infinite sono le volte in cui possiamo ricominciare a vivere. Non esiste fallimento, non esiste rammarico o delusione che non meriti una rinascita. Una partenza. Una ripartenza.

Ogni viaggio un ciclo vitale. Ogni viaggiatore una fenice che risorge dalle proprie ceneri per poi tornare a riabbracciarle una volta giunto il momento di partire di nuovo. Ma non importa: la morte insita nella partenza viene vissuta come un’opportunità, il richiamo di una nuova meta come un anelito di vita che spinge al cambiamento.

Perché, come dice Baudelaire, “I veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre ‘Andiamo’, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.”. Perché c’è sempre qualcosa da cercare. Perché spesso partire è il miglior modo per trovare se stessi. Perché a ogni partenza corrisponde un arrivo. Coinvolgente, inebriante, ricco di profumi e di colori nuovi… come un primo bacio.

E dovremmo poter vivere solo di primi baci.

A te che stai partendo, a te che sei già partito e che sei in procinto di tornare: Buon Viaggio.

E.

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2 pensieri su “Partire è un po’ morire

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