Relatività - Escher

Sentio, ergo…?

Quando avevo cinque anni, il bambino che mi piaceva mi regalò una scatola di cioccolatini a forma di cuore. Me la ricordo ancora: la parte superiore di plastica trasparente, quella inferiore rossa. Era chiusa da una rosa finta col gambo in fil di ferro.

È stata la prima volta in cui sono stata corrisposta. Mi sono emozionata così tanto che sono scoppiata a piangere.

Quel ricordo per me ha un significato ben preciso. La sorpresa, la sensazione che qualcosa ti si sciolga nel petto e che liberi un’ondata di lava incandescente che sale dal cuore verso la testa. Che ti fa arrossire. Il sentirsi esposta, che per me, fin da allora così timida, fu una cosa nuova e nello stesso tempo terrorizzante.

Lo conservo, quel ricordo, perché corrisponde alla presa di coscienza che la mia estrema riservatezza potesse essere un limite. Un limite che mi ha accompagnata da sempre nella vita e che tante volte mi ha impedito di mostrare i miei sentimenti.

Lui? Beh, probabilmente ha pensato di non piacermi. Magari ha pensato di avermi infastidita e conserva quel ricordo come la prima volta in cui è stato respinto. O forse non se lo ricorda affatto. Forse non sa nemmeno chi io sia e si ricorda invece della prima volta in cui è stato lui a essere ricambiato.

In fondo, siamo animali egocentrici ed emocentrici. Siamo frutto delle nostre esperienze ed erroneamente riteniamo che chi le ha vissute insieme a noi abbia avuto le stesse percezioni.
In realtà le persone che ti hanno fatto sentire piccolo e che ti hanno portato a dubitare di te stesso, potrebbero non ricordare nemmeno che faccia hai. La ragazza che per anni è stata il tuo amore adolescenziale potrebbe considerarti uno dei tanti.

Quando penso a questo fatto, ricordo sempre la storia raccontata nell’ Amore ai tempi del colera da Gabriel Garcia Marquez.

Tra Florentino Ariza e Fermina Daza non avviene altro che uno scambio epistolare. Lettere d’amore nell’età in cui all’amore ci si affaccia. Fino a quando lei, non più innamorata, interrompe la corrispondenza.

Si rifà una vita, si sposa con un altro uomo. È vero, un matrimonio combinato. Ma il tempo porta anche il sentimento, e cinquant’anni di vita a due che si concludono con la vedovanza. Lui rimane scottato dalla storia con Fermina. Quei cinquant’anni, una vita intera, li vive proiettandosi verso il momento in cui potrà riunirsi alla donna, meritando il suo amore.

Stessa esperienza, due impatti emotivi così diversi.

Magari Florentino ha dato per scontato di aver avuto per Fermina la stessa importanza che lei ha avuto per lui. Perché ci fa sentire al sicuro il pensiero che un’emozione sia condivisa, che non sia una strada a senso unico che dipende solo da noi.

La relatività è un concetto affascinante. Ricopre di incertezza lo spazio, il tempo e l’immagine stessa che i sensi ci propongono della realtà.

Lo stato di quiete o di moto? Dipende dal sistema di riferimento. Il trascorrere del tempo? Anche quello dipende dal sistema di riferimento.

Cartesio era arrivato a mettere in dubbio che persino quello che vediamo, quello che tocchiamo sia solo frutto della nostra mente.

Lui individuava nel cogito, nel pensiero razionale che dubita dell’esistenza, una prova dell’esistenza stessa. Era il suo ancoraggio alla realtà circostante.

Io credo che se veramente non ci sono certezze a cui aggrapparsi, se veramente non ci sono paradigmi o assolutismi, la cosa più oggettiva che ciascun individuo può sperimentare è la propria soggettività. È la propria interiorità, la propria individualità. Possiamo solo fare come Florentino e rimanere fedeli a noi stessi, secondo quello che abbiamo provato.

Alla fine dei conti, è la definizione stessa di relatività che ci tiene ancorati alla realtà.

E.

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