macchina da scrivere

Siamo l’esercito del SEO

Pillola rossa o pillola blu?

AVVERTENZE E CONTROINDICAZIONI: questo articolo contiene frasi con più di venticinque parole. Chiunque fosse allergico a una sintassi articolata o per problemi cardiaci e respiratori non avesse a disposizione fiato sufficiente a ultimare la lettura, può fermarsi qua. Per i temerari che decideranno di proseguire, si consiglia di prestare particolare attenzione ai seguenti sintomi: occhio ballerino che salta da una riga all’altra; sudorazione eccessiva all’incontro della seconda o della terza virgola; panico e conseguente sollievo una volta giunti al punto fermo; tachicardia; mal di testa. Se uno o più dei suddetti sintomi si presentassero o si intensificassero nel corso della lettura, si consiglia di contattare il medico. Si rischiano un incremento della soglia di concentrazione e la preservazione della materia grigia.

Settant’anni fa veniva ripristinata la libertà di stampa nel nostro paese. Oggi un’altra piaga ci attanaglia, e prende il nome di norme SEO.

SEO (Search Engine Optimization) è un acronimo usato per indicare tutte le tecniche e le accortezze da utilizzare per migliorare la visibilità di un sito o di un articolo sui motori di ricerca.

Vi siete mai chiesti come mai nelle Google News capita di leggere sempre le stesse notizie dai titoli strillati e dallo scarso carattere informativo, riassunte in frasi brevi e ripetitive? Ebbene, signori e signore, questa è la magia SEO.

Queste norme suggeriscono di utilizzare frequentemente nel testo la parola chiave che verrà indicata come termine di ricerca su Google, ad esempio.

Quindi addio all’esercizio logico di ricerca di sinonimi improbabili per evitare le ripetizioni. Addio Zanichelli e Treccani e al vostro potere di ampliare il vocabolario di una povera sciagurata che cerca di trovare l’ennesimo sinonimo di “ripetizione” per non essere ripetitiva. Addio alla penna rossa della maestra elementare e alle buone regole di base per una grammatica decente. Addio anche a pensieri articolati e sviluppati con stile, perché SEO ci suggerisce di comporre frasi con meno di venticinque parole.

Per carità, sono d’accordo che per scrivere in modo chiaro e comprensibile si debbano usare frasi brevi, concise e di semplice lettura. Anche per variare un po’ il ritmo e per non essere prolissi. Se volessi, infatti, potrei procedere scrivendo periodi di due o di una sola parola.

Una. Singola. Abbandonata lì. Così. Per mettere ansia.

Ma vogliamo mettere la bellezza di una frase strutturata, che magari faccia uso di subordinate, perché no, anche di secondo o di terzo grado, senza per questo perdersi nei meandri degli errori grammaticali e di consecutio temporum?

Cosa avrebbe risposto Cicerone se gli avessero caldamente suggerito di dilungarsi un po’ meno? Lui adorava tutte quelle virgole, le incidentali, le parentetiche e le sorelline subordinate che hanno infestato gli incubi di generazioni di classicisti. Probabilmente avrebbe chiosato con un Perite stulti.

Ok, non siamo tutti Cicerone. E infatti sta al buon senso del singolo sapere dove fermarsi. Dipende anche dall’argomento o dal genere trattati.

Ma rimango comunque dell’opinione che chi scrive debba essere in grado di strutturare frasi un po’ più lunghe e articolate di quello che viene considerato il “normale”. E soprattutto rimango dell’opinione che si debba essere in grado di leggerle, queste frasi.

Perché siamo sicuri che l’analfabetismo funzionale che infesta la nostra epoca non sia anche frutto di questa accondiscendenza nei confronti del lettore? “Non usare troppe parole che sennò poverino si confonde.” “Ripeti dodici volte la parola chiave che almeno capisce di cosa stiamo parlando.”

Lo riesco a vedere, nell’immaginario di chi ha teorizzato queste regole, l’utente che si appresta a leggere una frase con più di venticinque parole: un iniziale tic nervoso all’occhio destro lo avvisa del pericolo a cui si sta esponendo. Intrepido, decide di proseguire… in fondo ha ormai letto l’inizio della frase, è entrato nel concetto, lo deve ultimare. Progressivamente il tic si propaga in tutto il corpo dando origine a leggere convulsioni: Oh mio Dio, una subordinata!

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Non c’è tempo, è troppo tardi. Arrivato al punto, ormai stremato, il lettore presenta elettroencefalogramma piatto. Mi domando se elettroencefalogramma, che è una parola bella lunga, valga doppio nel conteggio SEO.

Pazienza, probabilmente questo post non comparirà mai tra le prime posizioni nei motori di ricerca. Ma almeno non ho sacrificato neuroni per scriverlo.

La “mentalità SEO” scadente e becera, ovvero quella che punta alla visibilità piuttosto che alla qualità del contenuto, è la rovina del Web. Articoli tutti uguali, ridondanti e senza l’ombra di un’opinione sensata, che occhieggiano attraverso un display dalla lista delle notizie di Google.

In riga come soldatini, indossano tutti la stessa uniforme e sembrano dire a te, che vorresti differenziarti: “Vieni con noi, ci vedono tutti quaggiù.”

E.

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