Venerdì Lamento

Venerdì Lamento

Questa settimana per me è stata dura trovare un articolo da scrivere. Non avevo niente da dire.

Ma poi la mia vocina amica (sempre la solita, quella che mi accompagna quando leggo mentalmente) mi ha chiesto:

«Possibile che tu non abbia niente da dire? Niente di cui lamentarti?»

«Vocina, so che è strano da credere, ma ho la testa completamente vuota. Nada. Nisba. Tabula rasa.»

«Non ti riconosco. Mi domando di chi sia la mente che sto albergando. È dal 1995 che non succede: veramente non hai niente da rivendicare?»

«Sono troppo occupata per lamentarmi. Lamentarsi richiede energie.»
Ed è stato a questo punto che ho realizzato di essere stata fagocitata dagli impegni quotidiani, di essere stata così frenetica da aver girato su me stessa come una trottola. Di non essermi soffermata un attimo a osservare e a criticare. Criticare nel senso etimologico di dividere, discernere e giudicare.

Solitamente poi, essendo io una pericolosa miscela di pesantezza estrema, di riflessività a livelli cosmici e di frivolezza che trae piacere dall’essere pettegola, alla critica segue una lamentela. Non è per giustificarmi, ma sono nell’ordine: donna, figlia unica e italiana.

Così, tanto per non categorizzare.

Lamentarsi ha un potere catartico secondo solo al letargo (che ahimè non ho mai provato) e al sacrificio umano, che per quanto a volte sia allettante, non è auspicabile.

Proprio per guarire dall’astinenza da critica, ho deciso di istituire una giornata mensile in cui dare libero sfogo alle frustrazioni: il Venerdì Lamento (Whining Friday per essere international). Ogni terzo venerdì del mese. Perché il primo è troppo presto per aver qualcosa da ridire, il secondo cade nella settimana degli stipendi e quindi appare tutto più roseo, il quarto già si spera che la vita migliori con l’inizio del mese successivo. Quindi sì, ogni terzo venerdì del mese.

gatto stupito

Welcome to Whining Friday

Ebbene, oggi è venerdì.

Quindi mi lamento.

Mi lamento di quando mi prude la pianta del piede in pubblico e indosso scarpe pesanti, e di quando arriva il mio turno allo sportello e appendono il cartello “chiuso”. Mi lamento dei grassi saturi. Mi lamento di quando nel bel mezzo del silenzio assoluto di una lezione di yoga, il mio telefono inizia a vibrare ininterrottamente. Di chi dice “prendere una scelta” o “fare una decisione”. Mi lamento degli occhiali che, d’inverno, entrando in un ambiente chiuso si appannano. Mi lamento anche dell’inverno. Del pedaggio autostradale. Della lotteria che si fa solo una volta l’anno. Dell’inutilità del punto e virgola che in questo elenco, ad esempio, è stato felicemente sostituito dal punto fermo. Mi lamento di chi usa il passatutto elettrico e dell’ipocrisia della sveglia mattutina.

Ma soprattutto, mi lamento del venerdì, giorno infame. Ti dà l’illusione di essere giunto alla fine della settimana, per poi schiaffeggiarti violentemente perché no, non è il fine settimana… devi lavorare. Ti devi svegliare presto. Devi incontrare persone e fare cose.

Concluderò quindi parafrasando una delle ultime canzoni di Ligabue, che a quanto pare, nonostante le dubbie capacità musicali, ogni tanto partorisce un pensiero degno di nota:

“È venerdì, non me le fate girare.”

E.

P.S: lamento libero nei commenti!

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