diario

Se questo è il primo uomo

Giorno 1

Stamattina mi sono svegliato. “Svegliarsi”, non so se sia un termine appropriato. L’ho scelto io, così, mi sembrava giusto per descrivere il mio stato. Un attimo prima ero incosciente, l’attimo dopo vigile. Anche mattina è una parola nuova. Questa l’ho inventata proprio ora, mentre scrivo. Non pensavo di dover distinguere questi due momenti della mia giornata, ma quando mi sono svegliato c’era una luce abbagliante che faceva risaltare questi strani esseri inanimati che mi circondano. Non so cosa siano, e non so spiegare perché siano così diversi tra di loro. Non è solo la forma, è anche un qualcosa di percepibile dai miei occhi, che mi ha colpito al primo sguardo. Sono… dei toni, dei giochi di luce che caratterizzano ogni elemento. È come se la luce accarezzasse ogni superficie, si adagiasse in ogni concavità e rimbalzasse su ogni spigolo, incrociandosi con se stessa, delimitando le forme, le ombre.

Sono stupefacenti e così intensi, tolgono il respiro. Li chiamerò colori.

Ora invece la luce se n’è andata, i colori sono spariti. O meglio, tutto è dello stesso colore. Mi sento molto solo qui immerso nel… buio. Sì, buio può andare. Mi spaventa questa atmosfera ovattata in cui tutto è silenzioso. Mi spaventa essere sveglio ma non vedere niente. Penso che chiuderò gli occhi, per sentirmi più al sicuro.

Giorno 4

Oggi mi sono fermato davanti allo stagno. È il nome che ho dato alla distesa d’acqua che vedo sempre quando cammino tra gli alberi. L’acqua ha qualcosa di diverso rispetto a tutto quello che ho visto finora. È mutevole, può assumere qualsiasi forma. E non ha colore.

Giorno 7

Sono ormai due giorni che cerco di capire. Ero riuscito a dare un nome a gran parte di quello che vedevo. Stavo bene nel silenzio della natura… ero in sintonia con gli animali. Poi dai piani alti, hanno mandato questa cosa. Non so ancora come chiamarla. Sembra essere più simile a me di quanto lo siano pesci o unicorni, ma non credo siamo della stessa specie. Innanzi tutto parla chiaramente un’altra lingua: i suoi “Sì” talvolta vogliono dire “No”, mentre i “No”… beh, quelli vogliono sempre dire “No”. Dietro un “Non ho nulla” si nasconde l’elenco completo dei miei difetti in ordine di importanza e di incidenza nella vita quotidiana. Poi ha qualcosa di diverso. La sua pelle è più… scivolosa. Ma in modo piacevole. Non so, sento come un richiamo, una forza inspiegabile che mi spinge verso di lei. E non capisco, e mi sento strano ed è come se la mia testa non connettesse più. E allora lei comincia a dire che non l’ascolto mai, che seguo solo gli istinti, che non sono attento ai suoi bisogni e alle sue necessità. Tra l’altro, mi sembra un’essere piuttosto cagionevole. La sera, ad esempio, ha sempre mal di testa.

In definitiva sì, preferisco pesci e unicorni.

Giorno 10

Mattina

L’ho chiamata donna, in particolare Eva. Beh, diciamo che me l’ha suggerito lei. Lei invece mi ha chiamato Adamo.

Adamo ed Eva, forse un po’ altisonante.

Ora devo andare, Eva mi ha detto di dare da mangiare alla zebra. Mi mancano i miei giorni da single. Sembra che lei debba prendersi cura di qualsiasi cosa respiri. Mostra molta più attenzione per questa inutile zebra di quanta ne mostri per me. Per non parlare del serpente. Ore e ore a chiacchierare con quell’essere sibillino.

Ore 23:00

Non è poi tanto male, questa Eva. Certo, un po’ dispotica. Ma non mi dispiace avere qualcuno con cui trascorrere il mio tempo per scambiare un parere. In effetti Eva non tollera molto i miei pareri, ma non mi lamento (non vorrei che mi sentisse, è nell’altra stanza).

E poi, il buio fa meno paura se senti qualcuno vicino.

Giorno 12

È da tutto il giorno che Eva sta cercando di convincermi a mangiare un pomo rosso che le ha consigliato il suo amico serpente. Continua a interrompermi durante le mie attività (anche quelle che sa essere le più importanti, come specchiarsi nello stagno per controllare gli effetti del sollevamento di ananas). Non ne posso più. Quasi, quasi per farla stare zitta la accontento.

Non cadrà certo il mondo per un morso a una mela.

E.

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