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Intervista a Caterina Corucci – pt.1

Sarà anche vero che il miglior modo per assicurarsi la fedeltà di un lettore sia accrescere l’attesa, creare la suspance… ma forse stavolta ho esagerato. Ho tenuto il blog a digiuno di argomenti letterari e di buone letture. Lo ammetto, mi sono fatta influenzare dall’improvviso ritorno dell’ansia da prova costume (che si sa, si sveglia dal letargo a maggio) e l’ho messo a stecchetto… Ma poi mi sono ripresa, tanto di questo passo al mare ci andiamo quest’inverno migrando all’emisfero sud.

Eccomi dunque a proporre il consueto appuntamento mensile con la Scuola Carver. Oggi riporto la mia chiacchierata con Caterina Corucci, allieva della Scuola nonché autrice del Sillabario delle cose fuori posto (Valigie Rosse, 2018), terzo classificato al Premio Letterario Città di Siena.

Proprio in onore della sua prima pubblicazione, ho deciso di suddividere l’intervista in macro-argomenti ordinati alfabeticamente… direi di iniziare dalla A, dunque!

A come Approccio

Quando ti sei accostata per la prima volta alla scrittura?

Io ho sempre avuto questa mania della scrittura, fin da quando anni fa lavoravo in tipografia per un giornale che veniva impaginato elettronicamente. Quando mancavano dei pezzi mi dicevano “Mi scrivi una cosa…”, e io tappavo qualche buco dell’editoriale, o cose così. Ma non l’avevo mai presa sul serio. Poi è successo che facendo un corso di scrittura alla Scuola Carver, l’insegnane mi ha introdotto all’editore, anche grazie a una collaborazione tra la Scuola e Valigie Rosse Editore.

A quanto tempo fa risale questo episodio?

Circa due anni fa. Aveva notato che tutte le cose che scrivevo avevano la caratteristica di cogliere le storture della vita, delle cose. Infatti alla fine è nato il Sillabario delle cose fuori posto: quelle che ti aspetti in un modo e poi vanno i a finire in un altro. Che cominciano in un modo e poi si risolvono con un colpo di scena finale. Le “mie cose” non vanno mai come sembra che debbano andare.

A volte anche in positivo.

Sì, ma queste hanno più un risvolto negativo, perché quando le ho scritte ero in un periodo della vita particolare e la scrittura riflette quello che uno vive. Mi hanno “beccato” in un momentaccio e sono uscite così.

Magari il prossimo…

Sì, il prossimo sarà più allegro!

Stai già scrivendo qualcos’altro?

Sì, sto scrivendo un romanzo, però è una cosa lunga perché è la prima volta che mi confronto con questa tipologia di testo… Ed è una cosa complessa proprio strutturalmente, anche perché parla di un fatto e di luoghi che non mi sono proprio familiari. Percui c’è tutto uno studio e una documentazione. È bella anche questa parte, è interessante. Andando a cercare un’informazione puoi trovarne una che ti mette in moto qualcosa e ti fa venire un’idea per scrivere un capitolo che non avresti pensato di inserire. Però è un lavoro, proprio uno studio a monte.

E poi [sto scrivendo – NdR] una cosa allegra, dei racconti più ironici che dovrebbero uscire a settembre… sto concludendo il progetto e c’è già un editore interessato.

Quanto tempo più o meno hai impiegato per scrivere questo e stai impiegando per gli altri due?

Questo è piccolino, però un anno ci è voluto, compreso l’editing… Anche quello richiede tempo. Perché magari scopri che dei racconti non sono poi così centrati come vuole il progetto libro. Magari bisogna amalgamare meglio, a volte qualcosa se ne va in una direzione e va riportato sul binario. Perché poi appunto, essendo una raccolta di racconti, il difficile è stato riuscire a dare l’omogeneità. Sono tutti diversi, però si coglie l’aspetto comune. E dove non lo si coglie abbastanza o dove i testi non sono abbastanza incisivi, l’editor è fondamentale, ti ricentra la situazione.

B come Battibecco

Ci sono state particolari dibattiti con l’editor per le scelte operate?

Sì qualcosa sì, mi ricordo anche cose buffe. Avevo scritto: “Riuscirai a scrivere quel dannato libro!” e lui: “Quel dannato libro… Non siamo mica nel Far West!” Però a me piaceva. Lui invece lo ha giudicato inammissibile ed è diventato quel maledetto libro. A volte c’era lo scontro perché gli dicevo che mi toglieva l’immediatezza, però giustamente quando sei immerso nel tuo racconto l’occhio critico non c’è. E ci vuole un editor che sia distante ma nello stesso tempo coinvolto. Quasi uno psicologo… perché lui voleva capire cosa volevo dire. E capito quello riusciva a vedere se la parola, a volte una virgola, “Qui ci vuole un po’ più d’attesa…”, era quella giusta. È stato divertente lavorare con l’editor, penso sia anche costruttivo. A distanza di tempo mi ha detto che nel lavorare con gli scrittori cresce anche lui.

Ha verificato tutto: avevo scritto che un personaggio aveva preso a noleggio una Grand Cherokee da trecentosessanta dollari in America, e lui ha controllato. Io mi ero documentata, però qualcosa mi è sfuggito. A lui non sfuggiva niente! Preparatissimo. Devo dire che mi ero documentata molto perché è una cosa divertente anche quella. Per esempio c’è un racconto in cui si ipotizza un incontro tra Hopper e Carver. Non sono vissuti (artisticamente) nello stesso periodo, probabilmente non si sono mai incontrati. Però hanno lo stesso modo di vedere le cose, di descrivere la solitudine. E quindi in questo racconto io immaginavo che Carver prendesse un aereo in un certo periodo del novecento. Quindi abbiamo verificato che la linea aerea fosse attiva in quel periodo e se il pullman facesse quel percorso.

Ho fatto questa domanda proprio perché mi sono rifatta alla storia di Carver e al suo rapporto con l’editor. Devastante. Ero curiosa di sapere, siccome ognuno sente il suo libro come la sua creatura, quale fosse la tua esperienza.

Guarda sono state tagliate delle frasi che secondo me erano bellissime, ci avevo messo un sacco per scriverle. Però magari non ci stavano… alla fine, ho dovuto dargli atto che aveva ragione lui. A volte no, a volte ha accettato il mio punto di vista. Ma è giusto, l’editing è utilissimo e credo che sia un errore non sottoporre la propria scrittura ad altri. Ma anche prima degli editor, anche a lettori beta. Come dice Stephen King: la prima stesura a porte chiuse, poi comincia a far leggere, perché è importante.

C come Cuore

Per quanto riguarda invece le letture di riferimento, hai qualche autore del cuore?

Io sono innamorata di Virginia Woolf. Tanto è vero che c’è un racconto che si chiama “Stanza”. È una specie di epitaffio, ci sono delle parole prese proprio dai suoi libri. A parte i classici, sto leggendo un po’ di tutto. Perché è importante leggere anche quello che si fa fatica a leggere, quello che non piace. Nei corsi che seguo ti danno da leggere veramente tanto… Ci sono libri che faccio fatica a leggere ma devo dire la verità, mi è utile. Ho riletto Garcia Marquez. L’ho riletto adesso, scrivendo questo, e mi ha aiutato molto per le sensazioni, per sentire le atmosfere. Carver anche per la scrittura asciutta, senza troppi fronzoli. Carver mi ha aiutata.

Anche Virginia Woolf nel suo modo di scrivere è molto pulita. Evoca delle bellissime immagini però comunque rimane asciutta.

A me piace molto la scrittura asciutta, che non vuol dire assolutamente povertà di linguaggio. È la ricerca della parola, di un sinonimo piuttosto che un altro, che evochi qualcosa. La parola usata anche per rendere foneticamente certe assonanze… E poi penso che sia importante leggere gli italiani, perché la traduzione è a volte anche penalizzante. La parola è importante, la scelta della parola è importante.

E invece, rispetto ai manuali di scrittura che pensiero hai?

Di manuali ce ne sono tantissimi, alla fine molti dicono le stesse cose, spesso viene consigliato di utilizzare anche finali aperti che lascino il lettore partecipe. Credo che la scrittura e la lettura siano uno scambio, il lettore si vuole “divertire”, quindi, dove vuoi andare a parare devi farlo intuire ma non svelarlo subito. Un libro che secondo me è bene avere nella “cassetta degli attrezzi”, come dice il mio insegnante, è On Writing, di Stephen King, ma la cosa basilare, al di là di tutto, è leggere, prima di scrivere.

D come… divisione! La seconda parte dell’intervista infatti, verrà pubblicata la prossima settimana. Curiosi? Non vi resta che attendere!

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