“Le cose così” – Mattia Labadessa

Le cosse così - Mattia Labadessa

Le cose così – Mattia Labadessa, Shockdome, II ristampa gennaio 2018

Cosciente del fatto che le recensioni su questo blog si presentino con la stessa frequenza delle gioie nella vita e dei congiuntivi in un qualsiasi salotto televisivo del primo pomeriggio Mediaset, ho deciso di farmi viva a inizio anno. Così, senza che nessuno se lo aspetti.

E lo faccio timidamente, perché oggi parliamo di fumetti. Già. Immediato dunque il motivo dell’avverbio da me utilizzato: timidamente perché esprimo il mio parere in modo molto modesto, così, da ultima della fila, dal momento che non sono una grande lettrice né appassionata del genere. Gli unici fumetti o manga che io abbia letto sono quelli del cui protagonista ero (e devo dire, in alcuni casi, sono) innamorata: Dylan Dog, che ha ancora un certo appeal con il suo immaginario accento british e quella capacità di portarsele tutte a letto mantenendo l’apparenza del giovane eroe innamorato, pronto a sfidare le tenebre; Light Yagami (Death Note), da cui sono irrefrenabilmente attratta nonostante presenti un’evidente socio-psicopatia. O forse, ripensandoci, proprio per quella. Al termine timidamente, aggiungerei poi anche inutilmente: da grande esperta di Nulla Cosmico quale sono, il mio parere sul primo libro di Mattia Labadessa risulterà rilevante quanto la presenza di Anthony Costa nei Blue.

Eppure, sono qua a parlarne. E non si può certo dire che questa volta sia perché mi sono innamorata di un uccello rosso che vive in un mondo giallo. E allora perché? Perché Labadessa, o meglio il suo alter ego, è me. Io sono lui. Lo sono io, ma immagino che l’incantesimo a cui le vignette senape sottopongono il pubblico degli estimatori sia quello di far sentire un qualsiasi lettore rappresentato. Una delle cose che più apprezzo di questo personaggio è la sua universalità. La capacità di racchiudere in poche battute stati d’animo che attraversano la coscienza di qualsiasi essere umano.

Con la semplicità del contrasto tra piumaggio rubino e sfondo giallo, uno stilema che ormai lo rende riconoscibile nel variegato panorama della fumettistica Social, Labadessa riesce a rappresentare senza troppi fronzoli quelle inquietudini, le frivolezze e le paure inespresse che ci portiamo dentro. Per quanto mi riguarda, i contenuti di queste immagini riescono sempre a colpire: mi sorprende la semplicità con cui l’illustratore riesce a ironizzare sui piccoli grandi drammi dell’esistenza. Una leggerezza intrisa di malinconia che dà voce a quei pensieri annidati nella stanza della nostra mente a cui non facciamo mai prendere aria, per la paura di scontrarci con un insopportabile odore di stantio all’apertura della porta.

Le cose di cui scrive (o meglio “di cui disegna”) Labadessa sono… Cose Così. Sono Le Cose Sbagliate, le classiche situazioni autodistruttive in cui continuiamo a trovarci nonostante i buoni propositi, quelle promesse fatte a sé stessi che vengono mantenute giusto il tempo di finire a domandarsi: “Perché l’ho fatto di nuovo?”

Le Cose Sincere, rappresentazioni oneste di quei pensieri che balenano nella mente di tutti ma sono palesati dalla bocca di pochi.

vignetta Labadessa 2

Le Cose Emotive, quelle che ci costringono al tuffo nel buco nero di autocommiserazione e di autoanalisi che le persone equilibrate e ottimiste come me riconoscono come normale amministrazione… mentre le persone che con individui del mio genere ci hanno a che fare riconoscono come: “Ecco, ci risiamo”.

vignetta Labadessa 3

vignetta Labadessa 4 vignetta Labadessa 4.2

vignetta Labadessa 4

Cose random che sarebbero difficili da esprimere solo a parole e che mi portano a scrivere questa strana recensione ibrida, in cui le mie impressioni diventano più che altro didascalie delle immagini stesse.

Che tanto, quelle, parlano da sole.

E.

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