“Sillabario delle cose fuori posto” – Caterina Corucci

Cover Sillabario delle cose fuori posto - Caterina Corucci

Sillabario delle cose fuori posto – Caterina Corucci, Valigie Rosse, I edizione 2018

Io? Sono un tipo disordinato. Mi sento a mio agio nel caos di una stanza di cui non si scorge più il pavimento. Mi sono quindi approcciata alla lettura di questo libriccino (di sole 88 pagine) con una strana sensazione di confidenza, certa di entrare in contatto con qualcosa di conosciuto.

In un certo senso è stato così. Ma non per il motivo che credevo. Le cose fuori posto di cui parla Caterina Corucci nel suo Sillabario, tra i 5 finalisti al Premio Letterario Città di Siena, non sono paragonabili a un paio di scarpe abbandonate in mezzo al soggiorno. Continua a leggere

Intervista a Fabrizio De Sanctis, autore di “Format”

Dopo aver letto e recensito Format, romanzo di Fabrizio De Sanctis edito da Fratini Editore, ho avuto la possibilità di incontrare l’autore e di porgli qualche domanda. Voglio riproporre qui l’intervista che ha avuto luogo proprio presso la libreria Fratini a Firenze, in un clima disteso, divertente e molto stimolante!

Intervista a Fabrizio de Sanctis

Format è un romanzo dalla trama complessa, che presenta un intreccio molto ben curato. La prima domanda che sorge è quindi: quanto tempo ha impiegato a stenderlo? Lo schema era già prefissato, esisteva un’idea di base?

R: Per scriverlo ho impiegato circa un anno, tra tutto. Quando ho iniziato avevo in mente l’inizio e la fine… poi man mano che si va avanti, vengono le idee. Alcuni scrittori come Jeffrey Deaver si appuntano capitolo per capitolo cosa dovrebbe succedere nel corso del romanzo, io non ci sono mai riuscito.

Invece il fatto di descrivere gli eventi da vari punti di vista, in modo da dare una visione più completa, era una cosa già decisa in partenza?

R: Assolutamente sì. Il fatto di usare il punto di vista del serial killer e quello dei poliziotti lo avevo già stabilito. L’ho esasperato nel mio ultimo romanzo [non ancora edito – NdR] ambientato a Lucca, che ancora non esiste ma c’è (ride)… lì addirittura la narrazione dell’assassino è in prima persona, mentre il racconto di ciò che succede intorno è in terza. Qui ho portato al massimo livello quello che ho fatto in Format: l’identità dell’assassino si scopre a pagina sette (ride).

Sempre per quanto riguarda la forma e la scrittura, quello di Format è uno stile di respiro internazionale, sembra di leggere un thriller di uno dei grandi nomi del momento. A questo proposito, ci sono degli scrittori che prende a riferimento? Ho letto che ad esempio all’interno del romanzo viene citato Larsson, autore della trilogia Millennium.

R: Il mio modo di scrivere è figlio di quello che leggo (ride). Larsson è in realtà una citazione tarda… l’ho aggiunto dopo averlo letto, quindi dopo la prima stesura. Secondo me quello che si legge influenza necessariamente… io non mi perdo nulla di Michael Connelly, fino a poco tempo fa anche di Jeffrey Deaver. Nel thriller mi piace anche Stuart MacBride, bravissimo, e la Serie di Jack Reacher di Lee Child da cui è stato tratto anche il film con Tom Cruise… di questi tre non posso fare a meno.

Quindi tutti di stampo americano e anglosassone. Per quanto riguarda invece gli autori scandinavi, che ultimamente hanno preso molto piede?

R: Sì, Larsson stesso, Camilla Lackberg, Henning Mankell, Lars Kepler, hanno tutti uno stile particolare… un altro molto capace è Jussi Adler-Olsen, autore danese. Ad esempio c’è chi trova grandi somiglianze tra Siciliano [protagonista di Format − NdR] e il commissario Adamsberg di Fred Vargas, scrittrice francese bravissima che ha prodotto otto romanzi (che ho divorato) su questo personaggio. Diciamo che ormai se leggo un romanzo di cui non conosco la provenienza, in una ventina di pagine sono in grado di capirne l’estrazione etnica… sono tutti modi di scrivere completamente diversi. Format viene considerato crudo, ma i francesi sono molto più crudi di me, ad esempio (ride). In generale sì, in Format c’è un po’ di tutto. C’è anche un po’ del modo di scrivere di Stephen King.

Sì, una cosa che ho trovato molto “americaneggiante” sono le conclusioni dei paragrafi con una frase a effetto che lascia un po’ sospesi…

R: Esatto, molto Kinghiana come cosa (ride)… ricorda molto la conclusione di alcuni paragrafi di IT.

Personalmente ne sono una grande fan e ho apprezzato molto! In relazione invece alla trama, la tematica principale è proprio quella della spettacolarizzazione ad ogni costo… tanto che spesso soprattutto per quanto riguarda il personale della televisione, si tende a dimenticare che dietro al reality si cela l’azione di un assassino e si pensa solo a come strutturare la trasmissione. Mi chiedevo quindi come si pone lei di fronte alla realtà di condivisione spietata e a tutti i costi?

R: La risposta è molto semplice: uno dei motivi per cui è nato questo romanzo è il mio odio per i reality! Si tratta veramente di odio sperticato… però sono convinto che se per assurdo venisse fatto un reality del genere, la gente lo guarderebbe sicuramente. Ho messo in luce anche altre tematiche, come la violenza sui bambini, perché Format nasce da una violenza… però sì, il fulcro è la spettacolarizzazione. Pensandoci, noi oggi votiamo su tutto, lasciando perdere le elezioni (ride). Dal migliore in campo, al libro preferito del mese di agosto, come si accende la televisione si può votare. È una tendenza a voler far diventare artificiosamente lo spettatore protagonista, in modo da farlo sentire investito di un potere superiore.

Infatti in questo romanzo il pubblico come sempre succede si sente giudice indiscusso e prende quindi (incoscientemente) parte a questo gioco perverso.

R: Esatto… infatti verso la fine, una delle due giornaliste [ultime vittime rapite da Format − NdR] dice di non votare, per incastrare Format… ma non ci pensa nessuno a farlo! Sono convinto che se succedesse, la gente starebbe attaccata alla televisione. Continua a leggere

“Format” – Fabrizio de Sanctis

Copertina Fromat - Fabrizio de Sanctis

Format – Fabrizio de Sanctis, Fratini Editore, Prima Edizione 2014.

Chi non ha mai accarezzato il pensiero di uccidere? Quante volte anche tu ti sarai trovato a pensare: io quello lo ammazzerei? Lo so cosa stai per dire: sono solo parole, pensieri in libertà. […] Qui interviene l’idea geniale. Tu ed io daremo voce ai milioni di potenziali assassini. Armeremo loro la mano. Li costringeremo a uccidere.

Così l’Assassino del Reality si presenta ad Antonio Grandi, funzionario di KLEM TV, televisione locale fiorentina. Il serial killer, abile trasformista privo di senso di pietà umana, riesce in una sola mossa a piegare alla sua volontà un’intera rete locale, il pubblico dei suoi spettatori e la totalità del corpo di polizia di Firenze. L’idea? Realizzare un reality in cui settimanalmente verranno decise, tramite televoto, le sorti di due persone preventivamente rapite. Il regolamento è semplice e viene spiegato dal serial killer stesso, sedicente Format, termine utilizzato per definire lo schema di una trasmissione televisiva:

1) Io rapirò due persone e te ne fornirò le prove, i nomi e tutti gli elementi per identificarle;

2) Entro due giorni trasmetterai tutto, in prima serata, e lancerai il televoto per decidere chi dovrà essere salvato;

3) La trasmissione dovrà essere a diffusione nazionale ma solo su KLEM TV;

4) Nessuna altra rete potrà trasmettere le immagini;

5) Il televoto durerà tre giorni e, al termine, trasmetterai i risultati;

6) Io libererò chi è stato salvato e ucciderò l’altra persona;

7) Te ne invierò le immagini e anche queste dovranno essere trasmesse entro ventiquattro ore;

8) Se non rispetterai anche una sola delle condizioni ucciderò entrambe le persone;

9) Se non trasmetterete le immagini dell’omicidio rapirò un’altra persona;

10) La ucciderò senza preavviso e te ne manderò le prove, che dovranno essere trasmesse entro ventiquattro ore.

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"Misery" – Stephen King

Copertina Misery - Stephen King

Misery – Stephen King, Sperling Paperback, I edizione gennaio 1991

“Se posso? Sissignori. Potete starne certi. Sono un milione le cose di questo mondo che non so fare. Non ho mai saputo colpire d’effetto una palla, nemmeno quando giocavo al liceo. Non so riparare un rubinetto che perde. Non so andare sugli schettini o cavare da una chitarra un accordo in fa che non dia il mal di pancia. Due volte ho cercato di avviare una relazione coniugale e non ce l’ho fatta né la prima né la seconda. Ma se volete che io vi porti via, che vi spaventi o vi avvinca o che vi faccia piangere o ridere, allora sì, posso. Posso farlo adesso e posso continuare a farlo fino a esaurirvi. Ne sono capace. POSSO.”

“Vuoi recensire Stephen King?” mi hanno chiesto tutti con aria stupita.

No, certo che non voglio recensire il Re. Non oserei, il mio è più un tributo.

In fondo mi posso reputare una fan.

Preferisco i romanzi di media lunghezza come Pet Sematary e La lunga marcia o le raccolte di racconti (cito Incubi e Deliri e Tutto è Fatidico) a quelli più lunghi come Insomnia o Cose Preziose (fatta eccezione per IT ovviamente), ma ne ho letti veramente tanti. Ormai lo riconoscerei tra mille, un po’ come riesco a individuare univocamente il profumo di salsiccia alla griglia a chilometri di distanza. Insomma, mi sento abbastanza ferrata sull’argomento.

A questo punto del ragionamento, se fossi la protagonista di uno dei suoi romanzi la mia vocina interiore dovrebbe interrompermi chiedendo: Ne sei proprio convinta Eli?

E sì, avrebbe ragione a instillare in me questo dubbio. Perché la verità è che fino a questo momento non mi potevo definire fan a tutti gli effetti. Non ne avevo il diritto.

“Perché?” Chiederete voi. Ma perché non avevo letto IL libro. Non avevo conosciuto lei, Misery.

Non mi ero ancora fatta terrorizzare da Annie Wilkes.

Non ero ancora stata solidale con Paul Sheldon. Non avevo ancora sofferto con Paul Sheldon. Continua a leggere

"La Ladra" – Mario Tobino

La ladra - Mario Tobino copertina

“La ladra” – Mario Tobino, Mondadori-De Agostini, 1989
Introduzione di Margherita Di Carlo

“Percepì che ora in quella stanza c’era anche lei; mai, prima, avrebbe potuto immaginarlo. Ed ebbe un’altra sorpresa che le causò perfino uno speciale smarrimento: nel mondo c’era anche lei, esisteva, e, non ebbe la forza di dichiararsi la parola ma l’avvertì, lei pensava, aveva la testa […]”

Dopo una capatina in terra austriaca con l’ultima recensione, sono tornata in patria. Mi sono dedicata a Mario Tobino, psichiatra e autore viareggino che con i suoi romanzi propone sempre uno spaccato interessante della realtà toscana del suo tempo.

Se dovessi riassumere in una frase questo romanzo, ne prenderei in prestito una di B. Pascal: “Tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola cosa: dal non sapersene stare tranquilli in una stanza.” Continua a leggere

pellicola

Booktrailers, "Esperienziare" e altre piaghe sociali

Booktrailer, questi sconosciuti.

Apro così perché a onor del vero il booktrailer è un qualcosa che ho sempre saputo esistere, senza però avere un’idea precisa di cosa fosse esattamente. Senza averlo esperienziato insomma, per utilizzare un neologismo che farebbe rivoltare Dante nella tomba. Lo posso scrivere, tanto mi hanno detto che gli inglesisimi sono il nuovo rosso Chanel, stanno bene con tutto.

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