On-Off

Non posso certo definirmi un tipo deciso. So esattamente cosa mi piace e cosa non mi piace, so come voglio venga fatta una certa cosa e so spiegare in modo preciso e minuzioso perché me ne dia fastidio un’altra. Ma penso che tra un Venerdì Lamento III e un Reparto Detersivi sia abbastanza chiaro a tutti che non sono una campionessa olimpica nel prendere decisioni in generale. E, sì, è vero: campionessa olimpica non potrei mai diventarlo in alcuna disciplina se non il Lancio del Gatto stile vecchia megera dei Simpson, ma diciamo che nel caso delle decisioni non mi avvicino lontanamente neanche alle qualificazioni. Un po’ come la Nazionale ai mondiali di quest’anno, come Ligabue alla musica o la D’Urso al giornalismo.

Però, pur con difficoltà, alla fine ci arrivo. E proprio in questi giorni tra scegliere cosa indossare per un matrimonio e cosa fare della mia vita, mi sono resa conto che io funziono a interruttori. Il concetto di On-Off è quello che meglio rappresenta i miei meccanismi decisionali.

Interruttori che scattano in continuazione e che accendono e spengono luci qua e là. Un minuto prima tutto mi si agita confusamente davanti agli occhi, un minuto dopo zac: la soluzione è chiara, la luce è accesa. Inutile che mi affanni alla ricerca di risposte. Inutile che faccia valutazioni razionali e che calibri i pro e i contro. Alla fine è tutta una questione di istanti: ora non lo so, ora lo so. Continua a leggere

Il mio nome è Nessuno

La soluzione sarebbe l’ibernazione. -196 °C e via, ci vediamo (per modo di dire) tra duecentocinquant’anni. Anzi, meglio cinquecento. Innanzi tutto non sottovalutiamo gli effetti benefici di un sonno bello lungo e ben refrigerato. Tiene fresca la mente e offre notevoli momenti di introspezione. Potrei finalmente riuscire a sbrogliare il gomitolo che ho al posto del cervello. Continua a leggere

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Le parole che non esistono

Oggi mi sono imbattuta in un elenco di parole intraducibili. Sono termini in varie lingue che descrivono sentimenti complessi e stati d’animo universali. In tedesco esiste una sola parola per esprimere la nostalgia verso posti in cui non si è mai stati, ad esempio. Oppure, in arabo, ne esiste una che indica la speranza di morire prima della persona amata, per non dover sopportare il dolore di vivere senza di lei. Continua a leggere

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Ho elaborato la mia personale concezione della vita.

Forrest Gump dice che la vita è come una scatola di cioccolatini. Io, decisamente meno ottimista e solare (diciamo che viro più su un nuvoloso con possibilità di precipitazioni), i cioccolatini me li mangio. Nel letto. Mentre canto a squarcia gola Alfonso di Levante. Quindi direi che per me la similitudine non funziona. No, per me la vita è più come una casella di posta elettronica. Continua a leggere

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Chi sei quando nessuno ti guarda?

“Chi sei quando nessuno ti guarda?”. Qualche giorno fa sono stata colpita da questa frase, sulla bacheca Facebook di Bompiani, casa editrice milanese.

Di primo acchito sembrerà una domanda banale. Ma sfido la maggior parte delle persone a darle risposta. Chi sei, oltre al ruolo che hai scelto di ricoprire? Sei un ingegnere, un avvocato, un bibliotecario? È solo questo che sei veramente?

O sei il pensiero che ti attraversa la mente mentre ti insaponi i capelli sotto la doccia, quando ti fermi a fissare il vuoto con l’acqua che ti scorre sul viso? Oppure sei il tuffo al cuore che senti quando ascoltando quella canzone ti coglie una fitta di nostalgia?

Ieri ho visto una rappresentazione a teatro, nella mia città. Un amico partito da tempo è tornato con la sua compagnia (un gruppo di quattro attori) per presentare il primo spettacolo scritto e diretto da lui. Continua a leggere

La vita nelle mani

È nelle mani che vedo riflessa la vita.

Le mani piccole e paffute di chi è appena venuto alla luce. Miniature perfette che esplorano il mondo e studiano i contorni di ciò che non conoscono.

Le mani che fremono incapaci di trattenere una carezza. Che tremano di rabbia, che prendono a pugni il muro.

Mani calde che stringono altre mani. Continua a leggere

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Il respiro di Casa

Di notte quando tutto è fermo e ti trovi nel letto immerso nel silenzio, senti Casa. È il potere di un posto in cui sei sempre vissuto, di cui conosci i respiri notturni.

Ti abbandoni alle percezioni, cieco in un’oscurità che permette solo di guardarsi dentro.

Senti passi strascicati di cui prevedi la direzione. Un interruttore che scatta, una maniglia che si abbassa. Una luce che si spegne. Una sinfonia di suoni esterni che vibrano nel tuo petto, eco di tutto ciò che ti è familiare e che è sempre stato con te. Continua a leggere