Il mio nome è Nessuno

La soluzione sarebbe l’ibernazione. -196 °C e via, ci vediamo (per modo di dire) tra duecentocinquant’anni. Anzi, meglio cinquecento. Innanzi tutto non sottovalutiamo gli effetti benefici di un sonno bello lungo e ben refrigerato. Tiene fresca la mente e offre notevoli momenti di introspezione. Potrei finalmente riuscire a sbrogliare il gomitolo che ho al posto del cervello. Continua a leggere

A dream of you and me - future island

Le voci dentro me

Ebbene sì, sento le voci. Le sento dentro la mia testa, punto di partenza la bocca dello stomaco. So che molte persone che mi conoscono leggendo questa frase non rimarranno stupite, visto il mio stato di salute mentale. Ma vorrei precisare che non sono voci qualunque. Sono le voci di quelle persone che sono arrivate in un modo o nell’altro a far parte di me.

Quando sono sul punto di fare (o non fare) qualcosa, posso distintamente sentire tutte queste personcine che si agitano dentro di me, e spingono e si arrampicano le une sulle altre per arrivare per prime al mio orecchio.

E so esattamente chi mi direbbe che cosa. E so chi mi rimprovererebbe, chi mi incoraggerebbe, chi mi prenderebbe in giro. So chi riderebbe con me e mai di me. Continua a leggere

bagagli

Partire è un po’ morire

Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama
poiché lasciamo un po’ di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante.

È un dolore sottile e definitivo
come l’ultimo verso di un poema…
Partire è un po’ morire
rispetto a ciò che si ama.

Si parte come per gioco
prima del viaggio estremo
e in ogni addio seminiamo
un po’ della nostra anima.

Edmond Haraucourt

È sempre difficile, partire. È sempre difficile lasciare un luogo: partenza è una parola che non associo tanto al muoversi verso una meta, quanto all’allontanarsi da un posto in cui già ci troviamo. L’essere umano tende alla stabilità, e che sia un mese o un anno trascorso nello stesso luogo, abbandonare quella routine sempre unica che si è instaurata è come strapparsi il cuore.

Quando poi in un posto si è passata una vita, la partenza suona quasi come un addio stanco tra due persone che hanno condiviso tanto ma che in fondo non hanno più niente da dirsi. La chiusura di una relazione che arranca trascinando come zavorre i pesi dei bei momenti e delle belle parole. È un dolore diverso. È il dolore della consapevolezza e della crescita. Della responsabilità che deriva dalle scelte. La paura del distacco da quello che si è stati e quella derivante dal non sapere ciò che si è destinati a diventare. Continua a leggere

catena

La Pressione non è solo una grandezza fisica.

Il momento della giornata che preferisco è quello passato in cucina, la mattina, ad aspettare che esca il caffè. “Ma come  – qualcuno potrebbe obiettare  – la vita prima del caffè mattutino è un buco nero in cui si condensano disperazione e miseria umana”. Da un lato non posso che essere d’accordo: il mondo prima del caffè appare un posto grigio e nebbioso. Dall’altro, invece, in quei minuti passati seduta immobile a fissare il vuoto mi si affacciano alla mente i pensieri esistenziali più astrusi. Quelli che poi mi servono per scrivere, in sostanza. Continua a leggere