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Su Calvino e sull’Esattezza – parte II

Eccoci giunti, mangiucchiando le briciole lasciate dalle riflessioni dello scorso articolo, alla seconda parte del dialogo sull’esattezza con Francesco Mencacci e la .

Dove eravamo rimasti? Calvino ci aveva parlato della necessità di esattezza e di precisione nel linguaggio. Di quanto questo concetto sia fondamentale anche per definire e descrivere il suo opposto, l’idea di indeterminatezza.

Ogni lettura di questa lezione calviniana mi fa sorridere, perché ho la sensazione che i pensieri che mi frullano in testa a ogni volta che mi imbatto in una storpiatura, ogni volta che un “piuttosto che” viene utilizzato in senso disgiuntivo, ogni volta che si “prende una scelta” o si “fa una decisione”, abbiano trovato espressione. Che siano stati esplicati in un modo in cui io non sarei mai stata in grado di esporli e che trovino il favore di chi ha voce in capitolo ben più di me. Mi sento legittimata a essere una cosiddetta Grammar Nazi, insomma.

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